Questo mazzo di carte, di indiscussa bellezza e di inestimabile valore, è uno dei mazzi Visconti-Sforza disseminati in varie biblioteche, musei e collezioni private di tutto il mondo: se ne contano almeno 15.
La realizzazione sarebbe attribuita a Michelino da Besozzo, famoso pittore e miniatore, che operava in tutta la Lombardia. Secondo quanto riportato dalla Beinecke Library dell’Università di Yale la realizzazione è invece attribuita a Bonifacio Bembo, un artista italiano di affreschi che fiorì tra il 1447 e il 1478.
È considerato il più antico conosciuto ed è il precursore di tutti i mazzi di Tarocchi che sono stati creati nel corso della storia, soprattutto della versione marsigliese, dalla quale hanno avuto origine innumerevoli produzioni.
La datazione precisa è ancor oggi argomento di discussione, ma nel suo studio Storia dei Tarocchi (Oscar Mondadori, Milano, 2007), Giordano Berti lo data con certezza al periodo 1442-1447 in quanto il seme di Denari mostra il recto ora, verso del fiorino d’oro fatto coniare dal duca di Milano Filippo Maria Visconti nel 1442, e rimasto in uso fino al 1447, anno della morte del duca. Le carte di Denari, infatti, portano impresse le due facce del fiorino d’oro: sul fronte appare il duca al galoppo sul cavallo e con la spada sguainata, l’armatura è fregiata con il biscione visconteo e il drappo del cavallo porta due bisce. Sulla testa del cavallo si nota una stella a cinque punte. Ai bordi si legge la scritta FILIPU MARIA. Sul lato retro si nota un drago piumato racchiuso in quattro angoli retti e quattro acuti, con un fanciullo nelle fauci, all’interno le lettere FI MA sormontate da due corone, ai piedi del drago il biscione. Ai bordi troviamo DVX MEDIOLANI.
Ciò che colpisce l’osservatore è la straordinaria tecnica miniaturistica usata dall’autore per la realizzazione dei piccoli dettagli; la lavorazione a mano, in oro e argento, esalta la ritrattistica rinascimentale di quell’epoca.
La particolarità consiste nel fatto che furono coniate tre carte, dette “inusuali”, rappresentanti le Virtù Teologali: Speranza, Fede e Carità. Troviamo, inoltre, la Fantesca e la Cavallerizza, controparti femminee dei Fanti e dei Cavalieri. L’esistenza di queste figure ci fa pensare che il mazzo doveva essere usato da un membro femminile della Corte.
Questo era il tipo di tarocchi in uso nel quattrocento: i Trionfi (22 più le tre teologali) e le Numerali (i cosiddetti Semi, 56 più fantesca e cavallerizza per ogni seme, 64 in totale).
Sulla carta della Regina di Denari troviamo uno dei motti araldici di Filippo Maria Visconti “abon droyt”, cioè “a buon diritto”; l’altro si trova sulla carta della Regina di Spade “hai mante”, cioè “hai mantenuto”.
Sulla carta del Giudizio, degli Arcani maggiori, troviamo “surgite ad judicium” che significa “sorgete al giudizio (universale)”.
Altri segni araldici di Filippo Maria Visconti sono presenti su questo straordinario mazzo: sulla carta de L’Amore (o de Gli Innamorati) lo stemma visconteo del biscione è presente sulla parte superiore insieme allo stemma dei Savoia, questo perché Filippo era figlio di Gian Galeazzo Visconti (a sua volta figlio di Galeazzo II e Bianca di Savoia); il biscione lo troviamo anche sulla carta dell’Asso di Denari e Due di Denari. Sulla carta del Cavaliere di Denari il personaggio regge con la mano destra un sole radiante che rappresenta il Duca stesso come fonte di vita per i suoi sudditi, capace di separare il bene dal male, la luce dall’oscurità. Ai piedi del personaggio sono presenti due colombe, simboli della mitezza del Duca e di un paese in pace. Sulla carta del Paggio di Coppe e del Cavaliere di Coppe possiamo vedere la corona imperiale.
È anche conosciuto come Visconti di Modrone (è corretto dire Visconti Modrone, come si evince dallo stemma nobiliare), perché appartenuto a questo ramo nobiliare della famiglia fino agli anni ’40 quando Melbert B. Cary Jr., appassionato cultore ed estimatore di stampe e miniature antiche che gestiva l’archivio della libreria Beinecke, ne acquisì la proprietà. Egli continuò ad ampliare la collezione insieme alla moglie la quale, alla morte del marito, continuò il lavoro di ricerca di antiche produzioni in tutto il mondo.
Dopo la morte della vedova Cary, l’intera collezione fu donata alla Libreria Beinecke di Libri e Manoscritti Rari dell’Università di Yale, insieme con fondi in denaro per il suo mantenimento nel tempo. Per questo motivo questo mazzo viene anche chiamato più comunemente “Cary-Yale”.
Tutte le immagini qui presentate riportano le definizioni in lingua inglese come in originale.
Formato: cm. 19 x cm. 9.
I Trionfi, o Arcani maggiori, sono: l’Imperatrice, l’Imperatore, l’Amore, il Carro, la Forza, la Morte, il Giudizio, il Mondo.
I Trionfi inusuali sono: Fede, Speranza e Carità.
Nei Bastoni manca il Cavaliere ed il Re.
Nelle Coppe manca la Cavallerizza e la Regina.
Nei Denari manca il Tre e il Fante.
Nelle Spade manca il Fante e il Cavaliere.
©Copyright Dalia Celosia-23 luglio 2014
(Le immagini delle carte sono state prese dall’archivio digitale della Libreria Beinecke di Libri e Manoscritti Rari dell’Università di Yale.
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